La qualità della visione può essere valutata secondo tre criteri.
Menomazione visiva: perdita parziale o completa di specifiche funzioni visive che si possono misurare tramite test clinici.
Disabilità visiva: menomazione visiva consistente nella perdita, parziale o completa, di normali capacità funzionali correlate con la visione.
Handicap visivo: la disabilità implica per l'individuo l'impedimento nelle attività quotidiane.
Se il grado di disabilità è legato alla particolarità del danno visivo, alle aspettative del paziente e al suo disagio psicologico, il tipo di handicap non corrisponde necessariamente al tipo di disabilità.
Infatti, alcune variabili quali bisogni, retroterra culturale o coinvolgimento sociale e professionale possono incidere notevolmente sulla tipologia dell'handicap.
L'ambiguità della condizione degli ipovedenti, né ciechi né normovedenti, può causare maggiori difficoltà psicologiche rispetto ai ciechi assoluti, poiché essi devono combattere contro pregiudizi che rendono sovente difficile la loro integrazione nel mondo dei normodotati.
Per questo una reale consapevolezza della malattia può facilitare un intervento psicologico di sostegno e permettere di ottimizzare il residuo funzionale.